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Sara Bertuzzi pole dance

Sara Bertuzzi, tra tenacia, sorrisi e passione

Tanta passione, la capacità di trasmetterla… ed un bel sorriso: è questa la ricetta di Sara durante le sue lezioni di Pole Dance

Sara… Sara? Ma dov’è finita? Era qui un attimo fa! Saaaa-raaaa… appunto… difficile placcare, e placare, Sara per più di cinque minuti filati… Qualcuno direbbe che abbia l’argento vivo addosso, altri che sembri essere stata caricata a molla o morsa da una tarantola… Ed avrebbero ragione tutti! Perché sì, la nostra giovanissima “Princess” Sara (questo il significato del suo nome) è un vulcano in costante eruzione, sempre impegnata tra un corso, una lezione, uno spettacolo, una nuova coreografia o una gara…

Ma chi è Sara, oltre ad essere insegnante di Pole Dance alla New Dance Club di Noceto?

Sara nasce come una bimba iperattiva (e chi l’avrebbe mai detto???) che inizia il suo primo corso di nuoto ancor prima di compiere quattro anni, affiancandolo poi con danza classica, danza moderna e atletica leggera (appunto…). Trasferitami, poi, a causa della separazione dei miei, ho un po’ abbandonato gli sport, mantenendo solo il nuoto fino alle superiori, durante le quali non praticavo sport, ma amavo le poche ore di educazione fisica.

E quindi, quando è nata la tua passione per la Pole Dance?

Tornata alla palestra ed allo sport, dai 22 anni la mia vita cambia nella primavera del 2015 quando, per la prima volta, metto piede alla New Dance Club in compagnia di un’amica per provare la Pole Dance.

E quando hai cominciato a vederla anche come una possibile professione?

Nel 2016, il maestro Andrea Centi ha avuto un importante ingaggio teatrale ed è stato in quel momento, quando Erika mi ha chiesto una mano con le classi di Pole Dance, che ho capito che volevo insegnarla! In prima fila, a guidare la classe intera mi sono sentita al mio posto, esattamente dove volevo essere, ed ho quindi intrapreso il mio percorso di studi.

Di cosa ti occupi alla NDC? Inoltre sappiamo che a settembre è iniziata anche una nuova avventura…

Alla NDC, oltre a continuare il mio percorso, affianco il maestro Andrea Centi con la Pole Dance e lo sostituisco quando è assente; mi alterno con Erika i sabati mattina a Casalpusterlengo in base ai suoi impegni di gara ed, infine, a settembre ho iniziato ad insegnare al mio corso base in una palestra a Cortemaggiore.

Attualmente stai preparando qualche competizione?

Ho sospeso momentaneamente le gare per concentrarmi sugli studi per diventare insegnante, ma conto di gareggiare ancora nel 2019; per quanto riguarda quest’anno, mi accontento del mio terzo gradino del podio, conquistato in occasione del Campionato italiano IPSF.

Marion (Crampe) dice che non è sufficiente essere un’eccellente atleta, per essere un’eccellente insegnante: cosa serve, secondo te, per insegnare Pole Dance?

Io penso che le doti principali per un insegnante siano la passione e la capacità di trasmetterla ai propri allievi, e senza questo non si va da nessuna parte. Poi viene la pazienza, nel mio caso, accompagnata da un bel sorriso che aiuta sempre, soprattutto quando le allieve incontrano qualche difficoltà.

Ci parli del legame che si è venuto a creare con Erika, Direttore artistico della NDC?

Il mio rapporto con Erika è nato come allieva-insegnante, ma si è evoluto velocemente in un’amicizia forte e sincera grazie alla nostra spiccata empatia. Resto comunque sua allieva, con tanta stima e ammirazione, ma con, in più, un affetto profondo e sincero.

Raccontaci un po’ chi sono le tue Pole Muse: a chi ti ispiri? A chi aspiri?

Devo ammettere che le mie Pole Muse sono tantissime; in base al momento, chiunque può rivelarsi una musa, anche l’ultima allieva arrivata al corso. Penso che ci sia da imparare da tutti, ognuno di noi dona qualcosa di sé quando danza, e ricordiamoci che la Pole Dance è anche danza, che può ispirare gli altri. Se parliamo di Poledancer a livello mondiale, adoro Oona Kivela, atleta fortissima che mi incanta, sogno di arrivare ad un livello simile. Non meno, ammiro Marion Crampe ed Elena Gibson che sono elegantissime e leggiadre, tanto che sembra non abbiano peso, mentre si muovono sul palo: mi ricordano una piuma che si libbra nell’aria, mossa da una leggera brezza.